Un Piano strategico nazionale per il trasporto pubblico locale
Inviato da SirJoe on Fri, 01/13/2012
Le scelte scellerate dei “tecnici” al governo dimostrano sempre di più a quali interessi corrispondano.
Non a quelli dei cittadini e della società in generale ma solo ed esclusivamente alla speculazione e ai grandi gruppi di affari che detengono il monopolio internazionale della finanza.
Nel settore della mobilità e del trasporto pubblico locale tutta l’attenzione è ora rivolta alla riduzione della spesa a prescindere dagli effetti sul sistema: tagli di corse e riduzione dei servizi, aumenti dei costi delle tariffe a carico degli utenti, aumento dei costi dovuti all’inquinamento e delle spese per le malattie derivanti, perdita di posti di lavoro nel settore e nell’indotto a causa della riduzione dei servizi ecc.
I veri tecnici sanno, invece, quali sono gli effetti positivi dell’immissione in servizio di un nuovo autobus a basso impatto ambientale, di un nuovo tram, di un nuovo vagone dei treni pendolari, di un nuovo chilometro di corsia preferenziale, della riduzione della circolazione di bus e automobili inquinanti: effetti che portano ad una vera riqualificazione della spesa a livello nazionale con la riduzione di costi e sprechi, con l’aumento di posti di lavoro, con la vera crescita utilizzando le risorse derivanti dalla tassazione della rendita finanziaria oggi in mano a quella piccola percentuale di soliti noti che detengono la grandissima percentuale della ricchezza economica del paese, e utilizzando parte dei miliardi di euro destinati all’acquisto di caccia bombardieri per un piano straordinario di sviluppo della mobilità collettiva.
Nel dibattito sul processo di attacco ai diritti, incardinato dalla FIAT, si è spostata l’attenzione sul fatto che la concorrenza internazionale produce autovetture migliori e, quindi, sulla necessità per FIAT di diversificare la produzione immettendo sul mercato nuovi modelli: il risultato è che FIAT ha portato a casa accordi che negano diritti ai lavoratori, ha espulso dall’azienda il più grande sindacato dei lavoratori metalmeccanici FIOM, non ha investito un centesimo in ricerca e innovazione, non ha creato neanche un posto di lavoro, ha incrementato di centinaia di migliaia le ore di cassa integrazione, ha espulso dal mondo del lavoro migliaia di uomini e donne, sta lavorando alla costruzione e alla commercializzazione di costosi SUV destinati ad intasare ulteriormente le nostre strade.
Nello stesso processo si inseriscono i tagli del Governo nazionale ai finanziamenti per il trasporto pubblico a Regioni e Comuni, alle risorse da destinare ai treni pendolari, all’azzeramento di servizi ferroviari a lunga percorrenza, alla dismissione dei servizi di vagoni letto, tutti i servizi cosiddetti ausiliari (manutenzioni, pulizie ecc.) sono sempre più ridotti: un modello che produce solo i conseguenti licenziamenti di migliaia di lavoratori, la chiusura di piccole e medie aziende dell’indotto e la crescita del numero di famiglie che vengono costrette a sopravvivere vicino alla soglia di povertà.
L’ultimo stabilimento dove si producevano autobus è stato chiuso, da tempo nel nostro paese non si costruiscono più treni, le officine del gruppo FS lavorano sempre meno alla manutenzione ordinaria dei treni, non curano più la ristrutturazione e l’ammodernamento dei treni pendolari: affidano a un mercato spezzettato e senza regole attività pregiate con le cosiddette esternalizzazioni.
Questa miopia politica non è addebitabile a scelte “tecniche” ma è la diretta conseguenza del governo dell’economia e delle banche.
Un governo che, calpestando il clamoroso risultato del referendum sui servizi pubblici e sui beni comuni, torna a porre la questione delle cosiddette “liberalizzazioni” quale tema centrale per il miglioramento del servizio attraverso lo sviluppo della concorrenza: è il modo peggiore per affrontare la questione ponendo il falso problema della concorrenza e, nel contempo non intervenire per ridurre sprechi, doppioni, sovrapposizioni, poltrone per il governo delle aziende, non intervenire per la vera integrazione dei servizi urbano/extraurbano, ferro/gomma ecc.
La mobilità per tutti, sicura e sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale è una necessità inderogabile, è una delle risposte strategiche per lo sviluppo e la crescita sociale.
E’ necessario ripensare e ricostruire il sistema della mobilità a livello nazionale, è necessario costruire un piano strategico nazionale per il trasporto pubblico locale, un piano partecipato che coinvolga il mondo del lavoro, le organizzazioni degli utenti, la società, impegnando a fondo tutte le strutture interessate.
Un Piano strategico nazionale per il trasporto pubblico locale
Per il miglioramento del servizio pubblico, delle condizioni di vita e di lavoro non servono le liberalizzazioni e le privatizzazioni.

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