G7: LE MULTINAZIONALI VANNO IN PARADISO (FISCALE)

  • Inviato il: 08/06/2021
  • Da: redazione

di Marco Bersani -
Giustizia fiscale è fatta?
Il suo nome era Cerutti Gino,
Ma lo chiamavan Drago
Gli amici al bar del Giambellino
Dicevan che era un mago (1)
“Accordo storico” è stata definita dai leader europei l’intesa di principio, uscita dal G7 finanziario di Londra, di applicare un’aliquota globale minima di almeno il 15% su tutte le imprese multinazionali e di tassare il 20% della quota eccedente il 10% dei profitti nei Paesi in cui vengono realizzati.
E subito, su tutti i media mainstream, si sono sprecati i peana al fondamentale ruolo avuto dal nostro Presidente del Consiglio, Mario Draghi, grazie alla cui autorevolezza tutto questo è stato possibile.
Si tratta davvero, come dice Draghi, di “un passo verso una maggiore equità e giustizia sociale per i cittadini” o siamo di fronte alla più grande presa per i fondelli per gli stessi?
Di cosa parliamo quando diciamo multinazionali
Secondo il rapporto 2020 “Top 200. La crescita del potere delle multinazionali”2, elaborato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, le imprese multinazionali sono 320.000 e occupano 130 milioni di dipendenti, pari al 4% degli occupati mondiali. Il loro fatturato è pari a 132mila miliardi di dollari, con profitti netti pari a 7.200 miliardi di dollari. Il 14% di questo fatturato è coperto dalle prime 200 imprese multinazionali.
Molte multinazionali hanno un fatturato superiore al Prodotto Interno Lordo degli Stati: nella comparazione, nei primi 100 posti compaiono 42 multinazionali (con la prima al 25esimo posto). Ma se il confronto viene effettuato con le entrate degli Stati, le multinazionali presenti nei primi cento posti diventano 69 (con la prima al 13esimo posto).
Sempre secondo il rapporto, le società quotate in Borsa sono circa 41.000, con un capitale complessivo di 84 mila miliardi di dollari, pari al Pil dell’intero pianeta.
Tra gli azionisti delle prime 10.000 di queste società figurano per il 41% investitori istituzionali (assicurazioni, fondi di investimento, fondi pensione), per il 27% azionariato diffuso, per il 14% investitori pubblici, per l’11% imprese private e per il 7% investitori individuali.
I primi dieci fra gli investitori istituzionali gestiscono da soli il 57% della ricchezza totale finanziaria, mentre tra gli investitori pubblici, è il capitale pubblico cinese a fare la parte del leone (57%).
Come evidenziano i dati, siamo in presenza di una ricchezza enorme, sempre più concentrata in poche mani. Ma quanto di questa ricchezza ritorna alla collettività attraverso le tasse?
Di cosa parliamo quando diciamo elusione fiscale
Per ridurre il carico fiscale, le multinazionali utilizzano diverse tecniche. Quella più semplice consiste nella creazione di una società controllata con sede in un paradiso fiscale, in cui spostare gli utili conseguiti dalle altre società del gruppo.
Un’altra tecnica è quella del transfer pricing, che consiste nell’effettuare transazioni (prestiti, cessioni di marchi e brevetti o servizi) tra società che fanno capo a una controllante che ha sede in un paradiso fiscale.
Nessun paese europeo rientra nella cosiddetta “lista nera” dei paradisi fiscali adottata dal Consiglio d’Europa. Eppure, non c’è alcun dubbio che alcuni Stati membri dell’UE svolgano un ruolo centrale nel trasferimento di capitali verso giurisdizioni a fiscalità privilegiata.
Uno degli indizi dell’importanza di alcuni centri finanziari europei nel sistema internazionale dell’elusione fiscale, è dato dagli enormi flussi di investimenti diretti esteri che vi si dirigono.
Lo conferma la “Relazione sui reati fiscali e l’evasione”1 del Parlamento Europeo, che evidenzia come l’elevato livello di investimenti esteri rispetto al Pil in Belgio, Cipro, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Olanda sia solo in parte spiegato da attività economiche effettive.
Parte degli investimenti esteri è destinato, infatti, a sussidiarie o “società a destinazione specifica”. Si tratta di società “buca-lettere”, cioè entità giuridiche senza consistenza fisica e che non svolgono alcuna attività economica reale, costituite per minimizzare il carico effettivo globale delle multinazionali.
continua qui https://www.attac-italia.org/g7-le-multinazionali-vanno-in-paradiso-fiscale/