Le urne croate

  • Inviato il: 01/06/2021
  • Da: redazione

di Gianluca Paciucci -
Il secondo turno delle elezioni amministrative in Croazia si è svolto il 30 maggio 2021, proprio nel giorno della “Giornata dello Stato” che celebra la costituzione del primo parlamento croato nel 1990. Per l’occasione, le più alte autorità hanno celebrato la ricorrenza con discorsi patriottici in cui si è ribadita l’alleanza con la Chiesa cattolica. Però, mentre il cardinale Josip Bozanić ripeteva le sue pesanti parole di rito nella cattedrale di Zagabria (“…occorre interrogare la verità sul passato del popolo croato che nel cammino verso la libertà è stato guidato dall’appartenenza a Dio…”), nelle urne della capitale croata si stava compiendo un meritato e previsto miracolo: la coalizione rosso-verde di Možemo (Possiamo), guidata dal 39enne Tomislav Tomašević, ha stravinto al secondo turno con il 63,9% dei voti contro il candidato della destra Miroslav Škoro (Hdz, il partito ultraconservatore del ‘padre della patria’ Franjo Tudjman). Considerando che a Zagabria vive più di un quarto della popolazione croata, è corretto affermare che una larga fetta dell’elettorato di questo Paese si è affidato a un movimento alternativo, che può essere definito eco-socialista, formato dalla Nuova sinistra della psichiatra Ivana Kekin e da movimenti civici tra cui Zagreb je NAŠ! (Zagabria è nostra). “Per tutta la mia vita ho lottato per questa città, contro decisioni sbagliate fatte da chi l’ha presa in trappola e l’ha usata come un bancomat”, ha dichiarato il neo-primo cittadino Tomašević, riferendosi al padre padrone della città, Milan Bandić, sindaco quasi ininterrottamente per un ventennio e morto nel febbraio di quest’anno per un infarto, uomo di area socialdemocratica, ma appoggiato anche dall’estrema destra e che ha governato coinvolto in mille scandali.
Il lavoro svolto da Možemo è stato esemplare. Così ne parla Tomašević in un’intervista all’Osservatorio Balcani e Caucaso: “…Io sono presente a tutte le proteste del mercoledì a piazza Vittime del fascismo. È come un incontro regolare con i cittadini: ci trascorro due ore, le persone mi interrogano, mi danno suggerimenti, mi presentano i loro problemi… Poi, siamo presenti a tutte le riunioni pubbliche e comunichiamo direttamente con i cittadini. Questo è quello che abbiamo fatto anche durante la campagna elettorale. Il mio numero di cellulare si trova sul sito web del municipio, i cittadini mi chiamano direttamente per raccontarmi i loro problemi, mi scrivono delle mail (…) Nel movimento ci sono professori universitari e lavoratori, educatori negli asili e nelle scuole materne e attivisti, gente che lavora nella cultura e leader di iniziative civiche. Cerchiamo di essere accessibili a tutte le classi sociali e se guardate gli argomenti di cui ci stiamo occupando, ad esempio i cittadini i cui conti bancari sono bloccati, i lavoratori non pagati… vedete che si tratta di veri problemi sociali. Vogliamo insomma affrontare i problemi che riguardano i gruppi più poveri e più vulnerabili dei cittadini. E abbiamo questo approccio anche nel trattare le questioni ecologiche. È ecologicamente ingiusto sistemare gli impianti di trattamento dei rifiuti in periferia, dove vivono i cittadini più poveri…” (1).
A un certo interclassismo proprio dei movimenti civici, si unisce una scelta netta per la parte povera e messa ai margini di una società profondamente ingiusta, partendo dai bisogni reali della popolazione. Možemo evita la trappola, in cui cadono molte nuove formazioni politiche (come ad esempio in Italia), del dichiararsi né di destra né di sinistra: le sue scelte sono chiare, le sue posizioni sono inequivocabili. La sua forza è la radicalità delle proposte unita a un costante lavoro sul campo.
È il vecchio mondo dei partiti tradizionali, Partito socialdemocratico (SDP) e HDZ, a uscire sconfitto da questa tornata elettorale: l’SDP ha conservato la sua roccaforte di Rijeka/Fiume dove il vice-sindaco uscente, Marko Filipović, è stato eletto al posto di Obersnel (sindaco SDP dal 2000, uomo di profonda cultura antifascista), ma altrove si è dimostrato incapace di differenziarsi dagli altri partiti di centro o addirittura di centro-destra. Non è un caso che l’SDP resista a Rijeka/Fiume, città da sempre incrocio di culture e di lingue (croata, italiana, ungherese, austriaca, ma anche con minoranze albanesi, etc.), ma arretri un po’ ovunque, minacciata ora da Možemo, a sinistra, ora da altri movimenti. Il partito di governo, l’HDZ, pur conservando 15 regioni su 20 e una supremazia in Slavonia e in Dalmazia, ha spesso vinto per il rotto della cuffia. L’unica città importante conquistata da questo partito è stata Osijek: si conferma così la sua forza nelle aree rurali (teatro di guerre e di drammatici spostamenti di popolazione durante i conflitti degli anni Novanta) e sulla costa, mentre Zagabria e Spalato sono finite nelle mani di neonati movimenti (rosso-verdi nella capitale, indipendenti di centro a Spalato). Zara è rimasta all’HDZ, ma i risultati sottolineano come nell’area zaratina l’egemonia della destra non è più così compatta come un tempo.
La Croazia è in una fase di grave crisi economica: troppo dipendente dal settore turistico, ha chiaramente risentito della pandemia; inoltre l’enorme apparato dello Stato (che impiega il 18% della forza lavoro) si caratterizza per essere una forma di conservazione e di freno allo sviluppo del Paese (visto il nepotismo e le ingerenze dei maggiori partiti nella gestione di questo settore). Scarse le reali forze produttive dell’industria, mentre il settore agricolo è ancora vasto, in parte arretrato e non decisivo per lo sviluppo complessivo. È così che il saldo tra chi arriva e chi parte è di -20.000 persone ogni anno. Inoltre il Paese sta gestendo malissimo la cosiddetta “rotta balcanica”, con comportamenti polizieschi che lo hanno messo in seria difficoltà di fronte ai partner europei, peraltro ipocritamente complici di respingimenti alla frontiera con la Bosnia ed Erzegovina, effettuati spesso con metodi violenti. Così, a partire da una situazione di disagio diffuso, sembra che si senta l’esigenza di un cambiamento politico non di facciata. Certo, queste terminate domenica 30 maggio sono state ‘solo’ elezioni locali, ma hanno dimostrato che i destini di una città e forse, domani, di un’intera nazione possono essere ribaltati dal lavoro serio di militanti con in testa un progetto chiaro e capaci di lavoro sul campo. Il vecchio mondo, che vive sulle dubbie glorie di una guerra di indipendenza e che sguazza nella corruzione, farà di tutto per impedire al nuovo di emergere. Ma la forte coalizione che si è imposta a Zagabria potrebbe anche candidarsi, in tempi nemmeno così lontani, a gestire l’intero Paese, su presupposti diversi da quelli finora usati. Ora Možemo dovrà provare a radicarsi anche in altre zone del Paese, per evitare l’accerchiamento della capitale da parte delle campagne più conservatrici. Una rete di amministrazioni virtuose potrebbe essere la trama di un cambiamento su più larga scala. In ogni caso si tratta di un esempio estremamente interessante per il depresso mondo politico italiano dell’alternativa, che non riesce a superare la propria frammentazione, nè a svolgere un lavoro politico efficace e, a volte, senza il necessario entusiasmo.
Che si possa, Možemo l’ha dimostrato, a Zagabria.
 
(1): https://www.balcanicaucaso.org/aree/Croazia/Zagabria-e-nostra-un-movimen...