Sistema formativo per il mercato o sapere critico e diritti

  • Inviato il: 17/06/2021
  • Da: redazione

Mimmo Cosentino*

Il 22 e 23 giugno ’21 Catania sarà sede dell’incontro interministeriale dedicato al tema “Lavoro e istruzione”: date che hanno via via acquisito pregnanza e interesse crescenti, in virtù delle problematiche emerse con la diffusione dei contagi e la necessità di contrastarla, come in conseguenza delle scelte che i governi Conte 2 (ministro Azzolina) e Draghi (ministro Bianchi) hanno adottato. Un appuntamento che riveste particolare rilevanza per l’Italia, paese che in Europa, da molti anni a questa parte, ha sistematicamente ridotto le risorse destinate alla scuola pubblica, mentre ha accresciuto quelle per la privata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il nostro modello formativo, in tutti i gradi, è escludente. La crisi pandemica ha offerto l’occasione di un ripensamento della filosofia monetarista (riduzione del deficit di bilancio, patto di stabilità) e mercatista, purtroppo inutilmente. C’è stato invece un ulteriore peggioramento: l’organizzazione dell’ordinamento scolastico è stata sconvolta, fino a subordinarla agli interessi delle multinazionali della digitalizzazione e della telefonia. Il mondo dell’informazione, sempre più concentrata nelle mani di pochi e condizionata dall’alto dei processi decisionali, ci ha messo del suo, con una narrazione sostanzialmente unidimensionale e quasi unanime nel decantare la magnificenza progressiva della didattica a distanza e della rivoluzione informatica. I fatti purtroppo rappresentano un’altra realtà: crescita esponenziale degli abbandoni scolastici, soprattutto nei livelli più alti di studio, compresa l’Università con il suo numero chiuso non messo in discussione neanche a Medicina mentre emerge una gravissima carenza di medici e infermieri, incremento dei ritmi di lavoro del personale docente e non, della precarietà lavorativa soprattutto delle donne, cui vanno aggiunti i dati più generali dell’aumento delle diseguaglianze sociali e della povertà (come testimonia ancora oggi 17/6/21 il quotidiano dei vescovi Avvenire), che penalizzano le famiglie fragili, dello sfruttamento e del lavoro schiavistico dei migranti.
L’ideologia delle compatibilità economiche ha reso costitutiva la variabile indipendente del risparmio pubblico a favore del profitto e dell’interesse privati, a scapito dell’interesse generale, del bene comune, della qualità degli interventi, della sicurezza antisismica e sanitaria dei luoghi di lavoro, una mancanza generale di sicurezza che investe anche gli studenti in alternanza scuola/lavoro, come si vede in questi giorni. Dopo la sanità, anche la scuola si appresta ad essere investita dai processi di esternalizzazione dell’insegnamento di alcune discipline, per i servizi in grande parte lo è già.
Così il Recovery Fund, quello di Conte come quello di Draghi, muove in direzione dello smantellamento della scuola pubblica e della sua funzione di formazione del pensiero critico, così come dell’autonomia della ricerca. La scuola si trasforma in ancella del mercato del lavoro e in oggetto della ristrutturazione tecnocratica, fino a perdere la sua funzione di istituzione pubblica, principio sancito nella Costituzione.
Il Sud è l’altra grande tragica vittima di questa congiuntura storica. Non si produce alcuna inversione di tendenza, nonostante la grande quantità di risorse finanziarie disponibili: il suo modello economico è raffigurato dagli impianti di Taranto, dai poli petrolchimici inquinanti di Milazzo, di Priolo, di Gela, dalle trivellazioni confermate del Canale di Sicilia e della Val di Noto, dall’impatto antipaesaggistico e antinaturalistico del fotovoltaico diffuso e senza vincoli, dalla cementificazione delle coste in nome del rilancio turistico, dalla diffusione delle megadiscariche dei rifiuti, dal degrado urbanistico e sociale diffuso nei quartieri periferici delle aree metropolitane, dalla desertificazione delle aree interne e dei piccoli centri agricoli. Cui si accompagna una militarizzazione che risponde a luoghi simboli di guerre: Sigonella, Muos di Niscemi, Trapani Birgi.
C’è stata, in tutti questi anni, una opposizione che non si è arresa, nonostante le spinte alla frantumazione e alle illusioni politiciste. Movimenti, associazioni, forze politiche e sindacali saremo in assemblea il 21 (al cinema King), e il 22 (la mattina ancora al King, il pomeriggio in corteo) per riaffermare, in continuità con Genova 2001e con il social forum di Firenze 2003, che un altro mondo è possibile.
Per rivendicare:
Il ritorno alla centralità del Pubblico nella gestione della scuola e della sanità, che devono essere gratuite, dei trasporti, del welfare;
Il riscatto del Sud, con un piano del lavoro che parta dal riconoscimento del salario minimo legale, dalla lotta al lavoro nero, dalla riqualificazione ambientale dei territori, dalla messa in sicurezza degli edifici pubblici, dal riassetto idrogeologico, dal rispetto della natura, dal potenziamento degli interventi a sostegno delle produzioni sostenibili;
Per dire no alle autonomie differenziate e alla secessione dei ricchi;
Un ruolo di pace e di cooperazione mediterranea per una Sicilia smilitarizzata.
 
*Segretario regionale Rifondazione comunista Sicilia