Almaviva di Palermo: piove sul bagnato

  • Inviato il: 08/01/2020
  • Da: redazione

Una nuova tegola sulla testa delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Almaviva di Palermo, oggi l’impresa privata col maggior numero di dipendenti (duemila e ottocento circa) in città. Dopo intense lotte per impedire che ben mille e seicento persone perdessero il posto di lavoro a causa del ridimensionamento delle commesse da parte di Tim e Wind-Tre e proprio alla vigilia di un incontro tra queste due aziende, Almaviva e le organizzazioni sindacali proprio domani al Mise, Sky assesta un altro colpo, improvviso e inaspettato, comunicando, a fine dicembre, il taglio dei volumi assegnati ad Almaviva  pari al -36% medio nel primo trimestre del 2020.
Proprio mentre un piccolo spiraglio si stava aprendo nelle trattative con Tim e Wind-Tre che parevano disponibili, a certe condizioni, a riprendere dall’estero una parte dei volumi di traffico colà spostati.
A questo punto Almaviva comunica che se Sky dovesse spostare all’estero, al di fuori dell’UE, una parte del volume di traffico precedentemente pattuito, sarà costretta a utilizzare al massimo gli ammortizzatori sociali anche in gennaio, fare ricorso a ferie, etc. E porre sul piatto degli esuberi circa centotrenta lavoratrici e lavoratori. Insomma, se si realizzasse la peggiore delle ipotesi, Almaviva a Palermo taglierebbe il personale di circa il 60% degli attuali effettivi (mille e seicento più cento trenta). Un disastro in una città dove registriamo il 22% di tasso di disoccupazione e con un esodo inarrestabile di migliaia giovani verso l’estero o l’Italia settentrionale. La situazione è difficile e la vertenza è complicata dal fatto che i call – center costituiscono una giungla totalmente deregolamentata con la conseguenza, per lavoratrici e lavoratori, di una condizione di precarietà assoluta.
Terreno su cui l’attuale governo non interviene mantenendo in vita le leggi che hanno deregolamentato e precarizzato pesantemente il mercato del lavoro mentre occorrerebbe una forte discontinuità con i governi precedenti con interventi contro il proliferare di figure contrattuali utilizzate per dividere i lavoratori, ridurre i salari e aumentare la precarietà. Come sarebbe necessario che il Governo intervenisse con una regolamentazione severa del settore al fine di fare rispettare le tariffe contrattuali e scoraggiare le delocalizzazioni all’estero. Il costo del lavoro di un call center non potrebbe essere inferiore ai 0,55 centesimi al minuto mentre, in verità, si danno appalti a 0,36 centesimi al minuto. In tal modo per chi lavora restano meno delle briciole.
In un Paese devastato dalle crisi per la mancanza di politiche industriali e dell’occupazione, il caso Almaviva segna il rischio di gravi problemi anche in questo settore.
Se questo governo prosegue sulla linea del lasciare libero campo alle dinamiche spontanee dei mercati, se non impone a questi colossi (oltre centomila posti di lavoro circa in Italia) di rispettare contratti e tariffe e di scoraggiare le delocalizzazioni, si corre il serio pericolo di azzerare l’intero comparto nel nostro paese.
Un comparto, lo ricordiamo, nato dai processi di esternalizzazione delle imprese che si sono così liberate, totalmente o parzialmente, di personale qualificato e contrattualizzato, realizzando enormi risparmi a danno dei lavoratori e degli utenti. Un classico esempio di “modernizzazione” capitalista distruttiva.
La disgregazione del mondo del lavoro con la creazione di un numero enorme di figure lavorative con contratti e salari differenziati e quindi in concorrenza tra di loro, rappresenta l’ostacolo principale alla ripresa di lotte per riconquistare diritti, salari, e occupazione.
La messa in campo di proposte e di iniziative in grado di unificare ciò che il neoliberismo ha diviso a partire dal variegato mondo dei lavori è la sfida alla quale è chiamata la sinistra di classe oggi in Italia.
Rifondazione Comunista è al fianco dei lavoratori di Almaviva sia per ovvie ragioni di solidarietà di classe, ma anche perché considera la loro lotta parte di un percorso più generale di ricostituzione delle forze indispensabili per contrastare il neoliberismo e i governi che ne attuano le politiche.
Antonello patta, responsabile nazionale lavoro del Prc
Frank Ferlisi , respnsabile lavoro del Prc di Palermo

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