DIBATTITO / Quale futuro per il nostro partito?

La fase che il nostro partito sta attraversando, tra grandi difficoltà e contraddizioni, ed oggi tenta di superare, è  caratterizzata dall’insuccesso di entrambe le ipotesi di aggregazione politica  scaturite dal fallimento del Brancaccio nel 2017; vale a dire “Liberi e Uguali” e “Potere al Popolo”; la prima di fatto sciolta, e l’altra in evidente affanno, dopo l abbandono di quasi tutti i soggetti organizzati che l’avevano promossa e che per il Prc ha avuto un carattere essenzialmente reattivo e difensivo, vista la costrizione temporale per la presentazione delle liste alle elezioni politiche del 4 marzo. Una ulteriore prova che sia il moderatismo subalterno che il settarismo minoritario non sono adeguati né al momento storico che caratterizza la fase politica generale nel nostro paese, similimente a quanto succede in Europa e a livello internazionale, né a fornire risposte utili alla crisi della sinistra.
L’affermazione del governo della Lega e del “5 Stelle” segna infatti un salto di fase politica molto rilevante nel paese: la politica trasformista dei “5stelle”, per sua natura ambivalente e opportunista è surclassata e fagocitata dalla politica “coerentemente” reazionaria della Lega, che vede, non a caso, raddoppiare i suoi consensi in soli 9 mesi. Sono presenti nel governo posizioni esplicitamente sessiste ed omofobe ed avanza un populismo fiscale, penale, sociale, etnico, costituzionale, che si fa azione di governo. Siamo di fronte ad un governo “di riequilibrio“, espressione di una parte della borghesia italiana, (settori produttivi e ceti professionali che influenzano amplissimi strati di lavoratori, disocuppati, inoccupati) che mira a ricontrattare politicamente il proprio ruolo in ambito europeo, per ottenerne vantaggi economici rilevanti. A questo scopo mostra un cinismo disumano sui migranti, sollecitando istinti esplicitamente razzisti e realizza, con l’approvazione del cosidetto “decreto sicurezza”, un passaggio decisivo verso una stretta autoritaria nel paese.
La crudeltà e l’egoismo sociale di cui è portatore il governo, aumenta in parallelo alla sua incapacità di mantenere le mirabolanti promesse elettorali, mostrando il suo volto più duro verso ogni “eccedenza” rispetto al nuovo ordine che propone.
La scadenza obbligata delle Elezioni Europee del 2019 appare, quindi, per noi decisiva, eppure non sufficiente a metterci nelle condizioni di superare la difficoltà in cui il Partito si trova, che piuttosto risiede nella programmazione ed esecuzione di alcune attività virtuose, ancora tutte da intraprendere: la definizione e l’adozione di un progetto sulla comunicazione, la sistematica formazione dei quadri, la cura e la riorganizzazione digitale e cartacea del tesseramento, la valorizzazione delle esperienze positive locali, anche al livello dei gruppi dirigenti, l’investimento pieno ed indiscutibile sulle politiche di genere e sui giovani.
Per le elezioni europee il richiamo, valoriale, politico e strategico, al GUE, resta per noi imprescindibile e deve costituire un riferimento di fondo, non negoziabile, per la sinistra che immaginiamo: antiliberista, internazionalista e antirazzista e femminista. Riteniamo di grande importanza, in questo contesto, l’avvio di un processo ricompositivo di un soggettività comunista adeguata ai tempi, come parte autonoma di una piu ampia sinistra alternativa di massa e di livello europeo, che pur non avendo oggi nè il tempo nè le condizioni per esprimersi sul terreno delle elezioni europee, può essere in parte facilitato da questo percorso elettorale. Le Elezioni Europee offrono, dunque, rispetto alle prospettive appena indicate, una possibilità che sta a noi arricchire e qualificare esprimendo i contenuti politici che possano adeguatamente rappresentare il nostro rifiuto dell’ Europa turboliberista e xenofoba.
La proposta politica illustrata dal Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, è – per certi versi ed anche contro la sua stessa intenzione- figlia della introduzione della soglia di sbarramento nel sistema proporzionale ( per le Europee fu introdotta al 4% da Veltroni, nel 2009), e della deriva leaderistica propria dei sistemi elettorali maggioritari introdotti negli ultimi decenni.
Ma è una proposta di stampo “populista”? Solo in parte .
Lo è perché si misura su un terreno comunicativo e politico largamente egemonizzato dalla “cifra” populista; non lo è nella misura in cui evoca un protagonismo dal basso più socialmente definito: quando parla di “masse popolari”, sembra superare in avanti il concetto “di popolo”, in direzione degli strati subalterni della società, con un linguaggio che evoca il Pci del nostro Meridione dei decenni passati, ben più di quanto ricordi il “M5s”.
Quella che ci sembra si stia definendo con De Magistris, è una proposta democratico-radicale, costituzionale, antifascista, che ci pare adeguata al livello dello scontro contro una compagine reazionaria, nel governo, nella società e nel senso comune che non ha precedenti nell’ italia postbellic.
Non si tratta di una proposta immediatamente “socialista” ( che pure è ricompresa nel principio costituzionale di uguaglianza sostanziale) né tesa a raccogliere tutte le possibili manifestazioni del conflitto di classe e delle insorgenza sociale ( che pure è lambita dal concetto di disobbedienza alle leggi ingiuste): si tratta di una proposta, in una fase di vittoria schiacciante dell’avversario di classe, inevitabilmente difensiva ma che già allude ad una possibile dinamica positiva da fronte democratico – popolare, nitidamente antifascista e con il richiamo centrale alla Costituzione, innervata da un appello mobilitante alla lotta contro il governo Lega/5stelle, nella prospettiva della costruzione di un alternativa popolare.
La centralità della costituzione positivamente evocata da De Magistris richiede però una qualificazione precisa: il riconoscimento, oltre che delle forme in cui si manifestano le idee e la partecipazione dei cittadini, anche di quella in cui si manifesta la rappresentanza, cioè i partiti politici.
Nella nostra costituzione la democrazia diretta ha i suoi istituti, quella plebiscitaria oggi molto in voga non è neppure nominata mentre quella che scaturisce dalla lotta politica per la formazione della rappresentanza popolare è incentrata sui partiti.
E’ bene perciò che il Sindaco di Napoli non cada nella contraddizione di voler difendere e applicare la costituzione senza il pieno riconoscimento del ruolo dei partiti. La lista che egli propone deve perciò essere espressione di tutte le soggettività in cui si organizzano l espressione politica e la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori: associazioni, comitati, movimenti, sindacati, partiti popolari ed antifascisti.
Crediamo che il nostro partito debba muoversi in questa direzione, trattando, sulla base della piena internità dei partiti politici alla lista, adeguate condizioni riguardo alla presenza, alla visibilità, alle candidature e, cosa più importante di tutte, al 2x 1000 e qualificando, al contempo, il profilo di questa possibile aggregazione sul piano dei contenuti economici e della difesa delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici. Il programma elettorale può e deve essere da noi arricchito e determinato proprio sui temi del lavoro ( salari, pensioni, art. 18, precarietà, sicurezza sul lavoro, contrattazione ) e dell’ economia ( fisco, patrimoniale, rinegoziazione del debito ) coerentemente con il nostro voto parlamentare contrario al trattato di Maastricht, nel lontano 1992.
La proposta di De Magistris per essere adeguata al livello dello scontro con la reazione, deve evocare una sorta di CLN, come apertura di una prospettiva democratico-radicale e di avanzata popolare e il ruolo del Prc può essere determinante per la definizione di questo profilo politico.
Non deve trattarsi dell ennesimo “autobus”, o listone indistinto, per il PRC, nè della riproposizione di un esperienza aggregativa simile a quelle fallite negli ultimi dieci anni. Si tratta di un investimento nuovo in una fase nuova, coerentemente alla nostra vocazione tanto unitaria e radicale, quanto orgogliosa di ciò che siamo, il Partito della Rifondazione Comunista, il più antico Partito del panorama italiano, insieme alla Lega: noi contro di loro, nemici da  b sempre e per sempre.
Vincenzo Salvitti, cpf Roma
Marco Schettini, cpf Roma
Cristina Franchini, Cpr Piemonte
Carlo Forletta, Cpf Frosinone