Esternalizzare/Privatizzare: la regola della Regione Lazio

VITERBO – Con la delibera n. 241 del 30-03-2018 (pubblicazione fino al 20 aprile 2018) la Regione Lazio prosegue la sua campagna di esternalizzazione dei servizi sanitari in parte già ampiamente privatizzati.

Questa volta a farne le spese è il sistema di emergenza. Con il solito pretesto della “carenza di personale” ed in questo caso anche della “carenza di automezzi propri”, l’Azienda Regionale Emergenza Sanitaria 118  per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza ed assicurare il servizio di soccorso sanitario in emergenza al di fuori degli ospedali e per “integrare il proprio assetto organizzativo con risorse umane  e tecnologiche con affidamento a soggetti terzi”, ha indetto una selezione tra enti, associazioni e istituzioni di volontariato.

Ricordiamo che il 118 è un servizio pubblico gratuito ed attivo su tutto il territorio nazionale, 24 ore su 24, per tutti i giorni dell’anno.

Nella nostra ASL questa selezione regionale interesserà il servizio 118 sulla ss Cassia-Vetralla, i territori di Canino, Civita Castellana, Bolsena, Civitella D’Agliano e Tuscania; il costo di questa operazione sarà complessivamente di oltre 6 milioni e 300mila euro l’anno.

L’affidamento a “soggetti terzi” di una porzione del sistema di emergenza rappresenta il modello generale di funzionamento del SSN nell’epoca neoliberista assunto dalla giunta Zingaretti; un sistema in cui la funzione pubblica di “produttore diretto” è sostituita dalla funzione ibrida di “committente” di servizi e prestazioni vitali per la salute pubblica ad erogatori privati;  un sistema difficile da smantellare anche per il ricatto occupazionale che tali strutture esercitano per le molte e valide professionalità che comunque vi operano.

Un sistema, le esternalizzazioni, diventato ormai un vero e proprio “falso in bilancio” istituzionalizzato, costruito per aggirare il blocco delle assunzioni e del turn over. Al posto delle assunzioni di personale e all’acquisto dei mezzi necessari si preferisce privatizzare.

E chi è di solito il principale beneficiario di molti appalti dei servizi sanitari? Esattamente il Terzo Settore (nella quale l’impresa sociale da non-profit è diventata solo profit..), le cooperative con la loro forte dipendenza dalle politiche pubbliche insieme al sempre più frequente utilizzo di gare d’appalto al massimo ribasso gestiscono una fetta di servizi socio-sanitari molto importante e che in Italia, già nel 2011, contavano quasi cinque milioni di “ volontari” e un milione di dipendenti tra interni, esterni e temporanei. Cooperative e associazioni che sono “sociali” solamente per chi le gestisce e le amministra (presidente, vicepresidente e referente politico) mentre per gli operatori che le rendono possibili con il proprio lavoro sono fonte di impoverimento economico, frustrazione emotiva e false aspettative. Strutture dove si trova di tutto, dai bassi salari ai rapporti autoritari e poco cooperativistici, assenza di democrazia interna, contratti di lavoro disattesi e salari ritardati, ricatti, professionalità e titoli di studio non considerati.

Pensiamo sarebbe opportuno proporre una riconversione iso-risorse del privato e delle esternalizzazioni, secondo una programmazione regionale pluriennale facendosi carico solo dei diritti e dei salari dei lavoratori, allora si, fino al coinvolgimento delle cooperative, del no-profit e del volontariato, e non dei profitti delle imprese come purtroppo la vicenda di Mafia Capitale ha dimostrato.

RIFONDAZIONE COMUNISTA – FEDERAZIONE DI VITERBO 

POTERE AL POPOLO TUSCIA