Scuole sicure? Difendiamole dal governo

Filippo Vergassola*
Recentemente il ministro dell’interno Salvini ha presentato la direttiva del Viminale “Scuole Sicure” che contiene misure per prevenire e contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti nei pressi delle scuole.
La direttiva si prefigge lo scopo di intensificare la collaborazione tra istituzioni scolastiche e amministrazioni locali per prevenire “fenomeni di devianza” e rafforzare “attività di controllo del territorio e un’intensificazione dell’attività info-investigativa ai fini della prevenzione dello spaccio di stupefacenti e del relativo consumo davanti alle scuole, con la partecipazione della polizia locale”.
Nel suddetto testo si parla anche di “una riqualificazione delle aree limitrofe alle scuole, che passa anche attraverso l’installazione di impianti di videosorveglianza”.
Tradotto in pratica : cani, telecamere, forze dell’ordine davanti e dentro le scuole.
Al netto delle scelte lessicali adottate nella nota del Ministero (“fenomeni di devianza” ne vediamo parecchie ma a dire il vero affiorano di più in diverse dichiarazioni di improbabili esponenti della maggioranza di Governo piuttosto che tra le studentesse e gli studenti ) , è interessante -ma ahinoi non sorprendente- notare come tutta questa solerzia, mascherata di buone intenzioni , si traduca in una vera e propria iniziativa di repressione.
La direttiva, che inizialmente vede coinvolti 15 comuni e 2,5 milioni stanziati (medesima cifra che il governo vorrebbe recuperare dalle operazioni delle forze dell’ordine nelle scuole) , è infatti illogica, dannosa e funzionale solo all’unico progetto politico che sta a cuore a questo governo : la propaganda su problemi reali, che significa utilizzare problematiche complesse per dare risposte semplici e del tutto inadeguate.
E’ illogica, in quanto l’Osservatorio Europeo sulle droghe ha certificato che il consumo di sostanze di ogni genere tra gli studenti è stabile da un biennio : di fronte ai numeri anche la più becera propaganda dovrebbe fermarsi, ma così non è.
E’ dannosa, perchè utilizza (e finanzia) un’attività repressiva invece che quell’insieme di percorsi partecipati preventivi che costituiscono, soprattutto in una società come quella attuale, l’unica possibilità per ottenere una riduzione globale del consumo. Non è un caso che il dibattito scientifico sul tema si muova nella direzione diametralmente opposta a quella intrapresa dal governo.
E’ funzionale esclusivamente alla propaganda perchè, veicolando il messaggio della repressione come deterrente, sottintende che l’utilizzo del metodo del “pugno di ferro” sia il modello non solo da adottare ma anche da estendere.
Inoltre, come ampiamente prevedibile, le prime operazioni delle forze dell’ordine sono state un flop totale : nessun sequestro importante, se non quello di denaro dalle tasche dei cittadini per finanziare questa imbarazzante trovata del governo pentaleghista.
Naturalmente queste pratiche autoritarie vedono sempre come bersagli i soggetti più deboli e privi della possibilità di sottrarsi, opporsi o difendersi : non si comprende infatti il motivo per cui , da anni, siano proprio le scuole l’oggetto di questi controlli a tappeto.
Viene quasi il sospetto che ciò che importa è fare- ancora una volta- solo tanto rumore, utilizzando i luoghi della formazione, della crescita e dell’autodeterminazione come laboratori di repressione.
Sempre, come si conviene ai prepotenti, sulle spalle dei più deboli.
Di “scuole sicure” si potrà parlare quando verrà attuato un piano nazionale per l’edilizia scolastica. In un Paese dove la stragrande maggioranza degli edifici non risponde alle norme di sicurezza (per dare idea del problema, in Calabria sono il 90%) , ci sarebbe bisogno di stanziare fondi, non di chiacchiere e propaganda.
Fino a quel momento, le scuole saranno sicure quando riusciranno a difendersi dalle direttive securitarie e repressive di questo governo.
*Esecutivo nazionale Giovani Comunisti/è, resp. scuola e università